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Il titolo della mostra, a cura di Roberto Lacarbonara, trae spunto dalla celebre espressione utilizzata da Carl Gustav Jung per indicare la radice oscura del soggetto, il luogo imperscrutabile dove agiscono ed emergono i fenomeni istintuali e ingovernabili dell’io.
Il lavoro di Spagno, caratterizzato dalla fragile figurazione ottenuta dalla grafite e rivolto allo studio di volti androgini spesso caratterizzati dalle pose inespressive, indaga con estrema attenzione la questione della riconoscibilità dell’altro, della sua perdurante inaccessibilità. Attraverso il ricorso ad alcune lenti (olf, optical ligthing film) in grado si moltiplicare e sfocare la visione delle opere su cui sono allocate, l’artista compromette la percezione del soggetto negando la distinzione delle espressioni e delle proprietà figurali del viso.

“Tutta la questione si avvita attorno allo sdoppiamento della visione. Operata sia in termini di ripetizione (più e più volte il disegno di un viso androgino e sopito) sia in termini di perdita del centro, sfuocatura, slittamento del piano di terra. La pellicola detta “microprismatica” che sfrangia le linee ed altera il disegno sottostante (una lastra generalmente utilizzata in alcuni sistemi di propagazione della luce elettrica) genera sul lavoro un paradossale difetto di luce, una inarrestabile gestazione di ombre reciprocamente sovrascritte, al punto da rendere difficile l’identificazione del soggetto in primo piano”.
(Note dal testo critico in catalogo)

L’ombra che sta al centro diventa pertanto un lavoro di esplorazione del “primo piano” e delle superfici che normalmente funzionano come strumenti di riconoscimento dell’altro.
In mostra, oltre alla serie inedita Senza Titolo, 2012, sarà possibile assistere ad una performance in occasione del vernissage, operazione in cui l’artista collocherà, al di là delle consuete lenti olf, alcuni soggetti viventi che i visitatori potranno intravedere dall’esterno.