AlterEgo | Katerina Belkina

8 dicembre 2017, ore 8:00 am - 21 gennaio 2018, ore 5:00 pm

Lo Studio CreArte alla luce dei successi internazionali di critica e pubblico, propone la personale di Katerina Belkina intitolata AlterEgo. La mostra, curata da Carlo Sala, inaugura venerdì 8 dicembre presentando una ampia selezione di lavori, molte dei quali mai esposti in Italia. L'autrice, già vincitrice del premio Hasselblad Master per la fotografia d’arte nel 2016, porta avanti con coerenza una ricerca fotografica che, se […]

AlterEgo | Katerina Belkina 2017-12-15T12:53:41+00:00
  • AlterEgo - Katerina Belkina

Lo Studio CreArte alla luce dei successi internazionali di critica e pubblico, propone la personale di Katerina Belkina intitolata AlterEgo. La mostra, curata da Carlo Sala, inaugura venerdì 8 dicembre presentando una ampia selezione di lavori, molte dei quali mai esposti in Italia.

L’autrice, già vincitrice del premio Hasselblad Master per la fotografia d’arte nel 2016, porta avanti con coerenza una ricerca fotografica che, se da un lato rimanda con precisione ai modelli espressivi della storia dell’arte, dall’altro utilizza tutte le potenzialità del digitale per novellare la pratica artistica del camouflage. In mostra vari cicli di opere che delineano il percorso espressivo di Katerina Belkina, tra cui Revival, Light and Heavy e Empty Spaces.

Nel ciclo Revival (2014-2015) emergono, delle allegorie che, se da un lato giocano su sottili rimandi alla pittura classica, dall’altro risultano ambientate ai nostri giorni. Ne è un esempio il lavoro Vesna (2015), dove il formato tondo è un richiamo alla tradizione pittorica della scuola fiorentina rinascimentale. In queste opere della Belkina, non agisce però una citazione letterale delle opere del passato, ma l’uso di determinati temi o espedienti formali come pretesto per richiamare una serie di riflessioni. L’autrice guarda infatti ai modelli iconografici del Rinascimento non cercando una loro trasposizione diretta, quanto per porre un ponte ideale verso il pensiero umanista che fu alla base di quel mirabile periodo culturale, dove la dottrina filosofica rimetteva al centro del suo dibattito l’uomo e il connesso concetto di dignità. In altri lavori della stessa serie, come Constant (2015), lo scenario non è più rarefatto e appare l’orizzonte di una metropoli da cui spuntano i fumi delle ciminiere del tessuto industriale, a rendere ancora più esplicito il desiderio di attualizzare quelle stesse riflessioni esistenziali.

La serie Light and Heavy (2014) è dedicata a Samara, la sesta città più grande della Russia che ha dato i natali all’artista. Già nel titolo, l’autrice ci fa comprendere come voglia raccontare quel luogo secondo tutta una serie di dicotomie e contrasti, tracciando il ritratto di una città che per l’appunto è leggera e pesante, fatta di povertà e ricchezza, dove bello e brutto convivono. In particolare, è compiuta una riflessione sul ruolo della donna all’interno di un contesto che la tratta come un “oggetto”, la pone in continua competizione e non le garantisce un futuro sereno. Infatti, pur non comparendo alcuna figura maschile nei lavori, sembra che le donne che popolano le fotografia ne sentano comunque la presenza nascosta e ne siano condizionate. In opere come Kuybyshev Square (2014) si vedono delle architetture anonime –  a tratti metafisiche –  che costruiscono la morfologia di una città che la Belkina definisce «vivace» e «che tuttavia sembra senza volto» incutendo nello spettatore un senso di spaesamento e oppressione.

 

Il ciclo Empty Spaces (2010-2011) ragiona sulla centralità della persona attraverso il netto contrasto con i luoghi dove si svolge la sua esistenza. In Metro (2010) compare una ragazza che, nella sua desolante solitudine, vaga sui mezzi pubblici di una grande città: l’espressione malinconica del suo sguardo rivolto verso il basso ne sottolinea la condizione aliena al contesto. Sembra che il suo viaggio sia senza una meta, rimandando così ad un moto perpetuo che metaforicamente coincide con la ricerca di un luogo che colmi il vuoto interiore a cui allude lo stesso titolo della serie. È significativo come le varie figure presenti in questo ciclo, quando raffigurate in un luogo stabile come la casa, siano sempre collocate in un punto liminare: alla finestra, sulla soglia di una porta o su un cornicione, in bilico tra ‘dentro’ e ‘fuori’ a testimoniare l’assenza di una quiete interiore e la ricerca di una dimensione che trascende la materialità dei luoghi. Una delle immagini di maggiore forza espressiva è Fly (2010), in cui il senso di incertezza si rovescia qui – con significato confortante – nel volo che è pericolo, ma anche liberazione e realizzazione delle proprie aspirazioni.

Come scritto dal curatore Carlo Sala: “Tutti i protagonisti delle immagini della serie sono impersonificati dall’artista, a ribadire una sua totale adesione interiore ai temi trattati. Pertanto è bene non lasciarsi ingannare dalla natura artefatta delle fotografie di Katerina Belkina, dove l’estremo rigore formale è uno stratagemma per sondare alcuni possibili aspetti della natura umana”. Insomma, un voler utilizzare le potenzialità che la fotografia digitale permette per condurre una profonda riflessione sulle sfaccettature della persona.

MYTHO-MANIAC 2017-12-15T12:38:03+00:00
  • mytho-maniac invito

CreArte Studio è orgogliosa di presentare mytho-maniac, progetto espositivo di Mustafa Sabbagh a cura di Carlo Sala.

Il campo di indagine entro cui agisce Sabbagh possiede la stessa plasticità liquida di una composizione (anti)musicale di John Cage, di una performance (anti)artistica di Hermann Nitsch, di un (anti)romanzo di Jean Genet, di un’opera (anti)teatrale di Carmelo Bene. Nutrito di simbologie antiche e di distorsioni elettroniche, il campo di indagine di Mustafa Sabbagh è l’habitat di un funambolo che avanza sapiente, potente, tra l’iconoclastia di un falso mito omologato e l’iconolatria di un contemporaneo Olimpo languido – nero, carnale, crudo, ieratico, lascivo, crocifisso, imbavagliato. Patologico. Mitologico.

Tra l’ossessione emblematica del loop e il lirismo di uno sguardo in piano-sequenza, mytho-maniac è un pantheon post-umano che Sabbagh erige ponendo in un dialogo impossibile – come in ogni narrazione mitica, e in ogni autentico atto artistico – una selezione di opere tratte dalla sua serie “Onore al Nero” – un’Artemide assorta, un fauno adescatore, un Giano inquieto, sigarette come effimere Vanitas – unitamente ad un’opera inedita dal ciclo “Voyeurismo”, notturno orfico, con due tra le sue video-installazioni più celebri: “Chat Room”, connessione/confessione via chat di una complicità offline tra Cristo e Giuda, e “Anthro-pop-gonia”, dittici cinetici di vizi appartenenti tanto agli uomini, quanto a semidei nevrotici.

Come le più grandi rese artistiche del mito – dall’epopea allucinata di Matthew Barney all’epica estenuante di Jan Fabre, dall’Alcesti in viraggio blu di Robert Wilson all’Orfeo sambista, nero, di Marcel Camus – Mustafa Sabbagh infetta miti e archetipi atemporali con la cultura virale di un social network, e con quella antivirale di una mente raffinatamente indipendente. Il Mito del Buon Selvaggio di Rousseau e il Mito della Caverna di Platone si scontrano e fanno l’amore, come nel Crash di Cronenberg, con gli anti-miti di China Blue, di Birdman, di Querelle; le magnifiche creature che ne scaturiscono, come semidei, sono inevitabilmente infette, come dei.

Alla vastità di contenuti che affolla l’abisso mitopoietico di Mustafa Sabbagh – dialoghi di Platone e chat room notturne, grandi parate militari e storiche sfilate di Alexander McQueen, il Prometeo mal incatenato di André Gide e l’Ercole culturista di Werner Herzog, campionati, mixati e rieditati attraverso l’unico filtro del suo gesto artistico, anarchicamente punk – fa da contrappunto una sintassi compositiva riconoscibilissima. Il lessico artistico di Mustafa Sabbagh è costituito, nella fotografia come nel video, da un uso rarefatto del tempo, da ottiche che indulgono nei primi piani, da gestualità plastiche mai enfatiche, da una padronanza architettonica degli spazi e delle tecnologie nell’atto installativo, da suoni composti dall’artista, distorti a partire dalla conoscenza delle partiture: bombardamenti campionati e respiro fuori-sincro per Chat Room, singole sonorità elettroniche per ognuno dei dittici di Anthro-pop-gonia che, composte in scala di mi, producono un’allucinata sinfonia corale. Miti come emblemi e come esseri umani, che chiedono e trovano asilo indipendentemente da quale olimpo, larario, vangelo o xanteria provengano. Quella di Mustafa Sabbagh è un’arte pensante, che nasce sempre da profonde riflessioni e che nelle sue effigi – dinamiche nella sua fotografia, cristallizzate nella sua videoarte – congela urgenze etiche sotto le spoglie della più raffinata forma estetica.

Muovendosi tra le cyber-vestigia di un microcosmo sempre al confine tra il distopico e l’utopico (dunque, nel più autentico umano), Mustafa Sabbagh affida infine all’osservatore, libero di attribuire alla sua arte un senso innescato ma mai fatto deflagrare, il potere supremo della dissolvenza, compendiata in mytho-maniac in una installazione a muro dei libri d’arte dedicati alla mostra: un lucido fade-out di una sua immagine che lentamente, dallo spettro cromatico, tornerà al nero assoluto, come dichiarazione simbolica « che ogni mutilazione dell’uomo non può che essere provvisoria, e che non si serve in nulla l’uomo, se non lo si serve tutto intero ». Come rileva Carlo Sala nel testo critico a suggello della sua curatela, « le figure de-mitizzate che popolano le installazioni di Sabbagh escono dai canoni delle narrazioni fondative e vogliono essere lo strumento per problematizzare e comprendere alcuni mutamenti che toccano l’uomo e la società del presente ». Ecco il senso ultimo della parabola del Mito nell’arte di Mustafa Sabbagh. Le sue icone, come Narciso, invitano allo sguardo; attraverso esse Mustafa Sabbagh, come Prometeo, ci dona il Fuoco.

César Meneghetti 2017-12-17T19:10:06+00:00

César Meneghetti São Paulo, Brasile (1964)

Vive e lavora tra Berlino, Roma e San Paolo. Ha esposto il suo lavoro presso prestigiose locations internazionali, tra cui il Maxxi di Roma e la Biennale di Venezia. E’ laureato in Comunicazione visiva presso l’università FAAP di San Paolo, in Fine Arts (Mixed Medias) alla London Metropolitan University (City of London Polytechnic), è diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma. La sua ricerca è caratterizzata da un vivo interesse per le questioni sociali e ruota intorno alla riflessione sul contrasto tra emisferi Nord e Sud, al concetto di migrazione e al tema del confine individuale, sociale e politico. Lavora con diversi tipi di supporto, sia tradizionali che sperimentali: fotografia, dipinti, video, installazioni. Attraverso l’integrazione di questi media, e servendosi delle nuove tecnologie, isola fotogrammi della realtà per poi rielaborarli digitalmente, reinserendoli in un contesto diverso dall’originario.

Nel 2007 con K_lab ha iniziato una nuova fase della sua ricerca, un progetto sulla rinascita della Valle del Keita in Nigeria per opera principalmente delle donne del luogo.

Attratto da sempre dalla riflessione sui concetti d’identità e memoria, ha iniziato a indagare gruppi, persone e generi inconsueti di ‘diversità’ che caratterizzano l’era globale, fino ad arrivare all’ultimo progetto I\O_ IO È UN ALTRO, frutto della collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio.

Ha esposto in più di 39 paesi. Ha realizzato circa 60 film: 2 lungometraggi, 5 documentari, 53 cortometraggi e video sperimentali. Negli ultimi anni ha ricevuto oltre 60 premi, menzioni, borse di studio e altri riconoscimenti per il suo lavoro.

 

 

COLLEZIONI

MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, Roma, Italy

MAB – Museu de Arte Brasileira, São Paulo – SP, Brazil

MACRO – Museu Laboratorio di Arte Contemporanea di Roma, Italy

MLAC – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Roma, Italy

VIDEOBRASIL – Acervo, São Paulo – SP, Brazil

+ altre collezioni private (Italia, Brasile, USA, UK, Germania, Olanda, China)

MOSTRE PERSONALI – SELEZIONE

2016

“I\O”, MAXXI, Museum of Arts of the XXI century, Rome, Italy

2014

“K”, Berlin, Under the Mango Tree Art Gallery, Berlin, Germany

“K” (K5 + K6) Paço das Artes,  São Paulo, Brazil

2013

“I\O”, Republic of Kenya Pavilion – 55th Biennale di Venezia, Isola di San Servolo, Venezia, Italy

“BELOVED ONES”, Hit Gallery, Bratislava, Slovakia

2012

“THIS_PLACEMENTS v.2”, Estação Ciência, Cultura e Arte Brazil

2011

“THIS_PLACEMENTS v.1”, Sala Nordeste, Funarte Gallery, Recife, Brazil

“THIS_ORIENT v.2”, Galeria ACBEU, Salvador, Brazil

“I\O_IO É UN ALTRO”, MLAC Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Rome, Italy

2010

“LTDN – LES TERRA’S DI NADIE v.2”, MIS Museu da Imagem e do Som, São Paulo, Brazil

“THIS_ORIENT v.1”, ACF58 Gallery, Rome, Italy

2009

“K_LAB | REMI”, Galeria 36A, Bellaria Doc Festival Special Event, Bellaria-Igea Marina, Italy

2008

“K_LAB | INTERACTING ON THE REALITY INTERFACE”, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Rome, Italy

2003

“ROMEVIDEO”, Recyclart, Gare Le Chapelle, Brussels, Belgium

MOSTRE COLLETTIVE (SELEZIONE DAL 2007)

2016

“Vertice”, Centro Cultural Correios SP, São Paulo, Brazil

2015

“Vertice”, Centro Cultural Correios RJ, Rio de Janeiro, Brazil

“Imago Mundi. Luciano Benetton Collection. Mappa dell’arte nuova”, Fondazione Cini, Isola di San Giorgio Maggiore, Venice, Italy

“NOI DIAMO

[+] SENSO V.2″, Chiostro del Bramante, Rome, Italy

“VERBO – FESTIVAL DE PERFORMANCE”, Video Performance B.O. #07, Galeria Vermelho, São Paulo, Brazil

“FESTIVAL INTERNACIONAL DE LA IMAGEN, Nature in the Virtual Mirror”, Manizales, Colombia

2014

“NOI DIAMO [+] SENSO V.1”, S. M. Pietà, Rome, Italy

“MAP ART– SYMBIOSE DER KULTUREN ZEITGENÖSSISCHE BRASILIANISCHE KUNST IN DEUTSCHLAND” (Simbiose Cultural – Arte Contemporânea Brasileira na Alemanha) Rosalux Berlin, Germany.

“PHONETIC FRAGMENTS OF ONE (SELF)”– audiovisual performance with Cristina Elias, Yuko Matsuyama e Grupo Corpo sinalizante, MAM Museu de Arte Moderna de São Paulo e Museu da Imagem e do Som – SP, Brazil.

“BELOVED ONES: ALMAS LEJANAS”, Tenuta dello Scompiglio, Lucca, Italy

2013

“SUMMER’S END” – Fragments – audiovisual performance with Cristina Elias, Yuko Matsuyama, Theatre Mitte Berlin, Germany

“FIVA – International VideoArt Festival”, Buenos Aires, Argentina

“CURRENTS 2013 – SANTA FE NEW MEDIA ART FESTIVAL”, Santa Fe, New Mexico, USA

“ALL OF US: poetics and politics”, Screen Festival, Loop – Barcelona, Spain

2012

“N-MINUTES”, Video Art Festival, Shanghai, China

“AT HEAVEN’S DOOR”, CYBERFEST, San Petersburg, Russia

“TIO IILAR 5”, Athens, Greece

2011

“SHARJAH BIENNAL 10 PLOT FOR A BIENNIAL”, Sharjah, United Arab Emirates

“16° BIENAL DE CERVEIRA”, Film program by Solange Farkas, Portugal

2010

“(VENICE) REQUIEM “, The Road to Contemporary Art, MACRO FUTURE, Rome, Italy

2008

“FREEWAVES MEDIA ART FESTIVAL”, Los Angeles, USA

2007

“PLAY FORWARD”, 60th Locarno International Film Festival, Locarno, Switzerland

 

Silvia Giambrone – Gina Pane, L’azione espansa 2017-12-18T19:42:44+00:00
  • Gina Pane - Transfert
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La galleria CreArte Studio presenta Gina Pane – Silvia Giambrone. L’azione espansa, a cura di Carlo Sala, che mette in dialogo i lavori di Gina Pane, una delle più importanti performer del Novecento, con l’opera di Silvia Giambrone, artista emergente internazionale recentemente selezionata da Cristiana Collu della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma per il Level 0.
La mostra, che inaugura sabato 29 ottobre, è una riflessione attorno ai temi del corpo nell’arte e nella società, della femminilità, dei rapporti familiari, delle forme sociali di controllo e di sviluppo della soggettività – già emersi con vigore all’interno delle pratiche artistiche degli anni Settanta, e che oggi possono assumere nuovi significati ed essere trattati attraverso rinnovate modalità espressive. Proprio le fotografie tratte da alcune delle più importanti performance di Gina Pane saranno accostate alle recenti installazioni di Silvia Giambrone così da destare un gioco di rimandi, assonanze e dialoghi.
Di Gina Pane saranno esposti alcuni dei più celebri lavori della stagione della body art come Action Je (1972), Transfert (1973) e Action mélanconique (1974) e la celebre Azione sentimentale (1973) […]

RAMONA ZORDINI: PASSIONE A FILO D’ACQUA 2017-12-17T19:10:06+00:00
  • Op. n° 65

fascinointellettuali.com | FAUSTA RIVA

L’eros, nei suoi riflessi indiretti e incostanti, nel suo rapporto con il corpo, con l’arte e con la passione, viene spesso inteso come la forza che tiene uniti elementi diversi e talora contrastanti, senza mai arrivare ad annullarli. In questi anni le rivoluzioni trasgressive, nel campo artistico, si traducono nelle sperimentazioni di nuovi artisti che, grazie a nuovi materiali o tecniche, arrivano a tradurre il mondo attraverso un nuovo linguaggio. È questo il caso di Ramona Zordini, fotografa bresciana, che fa diventare l’acqua il composto adatto a far esprimere i propri soggetti, rendendoli esseri umani in piena evoluzione fisica e sessuale. L’acqua nel suo lavoro è così Eros, amore personificato.

[…]

Art Verona 2016 2016-10-20T12:06:00+00:00
  • Nobody's Room

CreArte Studio partecipa per la seconda volta ad Art Verona. Quest’anno porteremo una selezione di lavori di Katerina BelkinaSilvia GiambroneJolanda Spagno e César Meneghetti.

In evidenza ci sarà l’opera vincitrice del Hasselblad Master Price “The Sinner” di Katerina Belkina, uno scatto in cui l’artista guarda a un modello iconografico del Rinascimento, il dipinto “Cristo e l’adultera” di Lucas Cranach il Giovane. Presenteremo inoltre una selezione di opere di Silvia Giambrone, il catalogo di Archeologia Domestica vol.I e l’anticipazione della prossima mostra di Silvia, a fine ottobre negli spazi della galleria.

Il percorso riguardante Silvia nello stand di Art Verona é quindi una ripresa del discorso di Archeologia Domestica, incentrato sulla violenza dell’oggetto domestico e l’interrogazione di esso mediante varie modalità, amplificato e sostenuto dalla presenza di altri lavori che propongono questa riflessione sull’oggetto quotidiano che infligge un ruolo alla donna e sul contrasto tra la bellezza e la minaccia.

Anche la scelta degli altri artisti segue un concept che è incentrato sulla figura della donna (velata nei lavori di César), sia negli aspetti “performativi” (la capacità di creare – Belkina- o ricreare – César Mereghetti- la vita) che negli aspetti estetici (il corpo  in Katerina Belkina, il volto in Jolanda Spagno e César Mereghetti).
HASSELBLAD MASTERS 2016, ECCO I VINCITORI DEL CONCORSO FOTOGRAFICO INTERNAZIONALE 2017-12-17T19:10:07+00:00
  • The Sinner (Revival)

fascinointellettuali.com | LORENA NASI

Di origini russe, Katerina Belkina ha vinto con questa immagine la sezione Art del concorso Hasselblad. La sua formazione è iniziata all’Accademia delle Belle Arti come pittrice per poi passare all’Accademia di Fotografia di Samara con Michael Musorin. I suoi sono principalmente autoritratti, carichi di misticismo e di un’atmosfera legata all’arte del passato. In questo scatto, Katerina Belkina crea una versione moderna del quadro Cristo e l’adultera di Lucas Cranach il Giovane, pittore tedesco del ‘500, ritraendosi in dolce attesa. Come in una sorta di allegoria, l’innocenza del bimbo nel grembo materno si contrappone al peccato, messo sotto giudizio dai personaggi del dipinto rinascimentale raffigurati sullo sfondo.

Humanism 2016-09-08T12:50:13+00:00
  • The Sinner (Revival)

CreArte presenta in esclusiva per l’Italia i lavori di  Katerina Belkina, vincitrice del prestigioso premio Hasselblad Master per la fotografia d’arte 2016.
Sabato 12 marzo alle 18.30 inaugura la mostra personale dell’autrice intitolata Humanism, a cura di Carlo Sala, che propone un nutrito corpus di opere recenti. Gli scatti della Belkina si fondano su una visione governata dell’immagine dove le composizioni sono progettate con perizia, controllando ogni minimo elemento ed effetto luminoso grazie alle potenzialità espressive che il digitale oggi rende possibile; la sua serie di lavori più nota Revival – di cui fa parte The Sinner (2014), il lavoro che si è aggiudicato il premio Hasselblad – presenta delle allegorie che, se da un lato giocano su sottili rimandi delle pittura classica, dall’altro risultano ambientate ai nostri giorni perché Belkina non vuole operare una citazione letterale delle opere del passato, ma appropriarsi di determinati temi o espedienti formali come pretesto per richiamare una serie di riflessioni. L’autrice guarda infatti ai modelli del Rinascimento non per cercare una loro trasposizione diretta, quanto per porre un ponte ideale verso il pensiero umanista che fu alla base di quel mirabile periodo culturale dove la dottrina filosofica rimetteva al centro del suo dibattito l’uomo e il connesso concetto di dignità.
In mostra anche il ciclo Empty Spaces che ragiona sulla centralità della persona attraverso il netto contrasto con i luoghi dove si svolge la sua esistenza: nell’opera Metro, ad esempio, compare una ragazza che, nella sua desolante solitudine, vaga sui mezzi pubblici di una grande città. Sembra che il suo viaggio sia senza una meta, rimandando così ad un moto perpetuo che metaforicamente coincide con la ricerca di un luogo che colmi un vuoto di natura interiore. È significativo come le varie figure presenti in questo ciclo, quando raffigurate in un luogo stabile come la casa, siano sempre collocate in un punto liminare: alla finestra o sulla soglia di una porta in bilico tra ‘dentro’ e ‘fuori’ a testimoniare l’assenza di una quiete interiore e la ricerca di una dimensione che trascende la materialità dei luoghi.
Tutti i protagonisti delle immagini della serie sono impersonificati dall’artista, a ribadire una sua totale adesione interiore ai temi trattati. Pertanto è bene non lasciarsi ingannare dalla natura artefatta delle fotografie di Katerina Belkina, dove l’estremo rigore formale è uno stratagemma per sondare alcuni possibili aspetti della natura umana.

Katerina Belkina ricerca l’essenza umana attraverso un processo di astrazione.
In Empty Spaces le rappresentazioni di sé emergono in contrasto con il contesto esterno. Lo spazio intimo della figura umana è uno spazio sospeso, immutabile, come il pensiero. È nel gioco tra interno ed esterno, tra movimento esteriore e quiete interiore che appare la figura dell’eroe. Protagonisti, quindi, sono sempre l’uomo – al centro – ed il tempo. Pian piano, con la serie Revival, la metropoli scompare, non serve più, la rappresentazione neoclassica ed allegorica prende il suo posto. Giganteggia l’uomo nella sua geometrica perfezione, nella rappresentazione umanistica dell’eterno ritorno diviene ponte tra passato e presente.

Katerina Belkina (1974, Samara, Russia) inizia la sua formazione artistica presso l’Accademia d’Arte della sua città natale, nel sud est della Russia, dove studia tecnica pittorica, un tratto che rimarrà determinante nella sua evoluzione artistica successiva. Prosegue la propria educazione artistica presso l’Accademia di Fotografia di Michael Musorin a Samara, dove si realizza compiutamente come artista fotografica nel 2000. È il momento del salto verso una autonoma produzione artistica. Katerina si trasferisce a Mosca dove hanno luogo le prime mostre dei suoi autoritratti caratterizzati da atmosfere mistiche, rarefatte, metafisiche. Il successo la porta a Parigi, Londra e Berlino, dove oggi vive e lavora. Nel 2007 è nominata per il prestigioso Premio Kandinsky a Mosca quale artista russa dell’anno. Nel 2016 vince il prestigioso premio internazionale Hasselblad Master per la fotografia d’arte.

Katerina Belkina – Humanism

a cura di Carlo Sala

Inaugurazione: sabato 12 marzo, ore 18.30

12 marzo – 16 aprile 2016

Katerina Belkina – The Sinner 2017-12-17T19:10:07+00:00
  • Enter (Empty Spaces)

photoint.net | Su Yuezhuo

Introduction

In a world dominated by men, women’s self-aesthetic perception has struggled ever since between innocence and lust, purity and vanity, sensitivity and dullness, beauty and beast. The “Women in Landscape” in the classical works of the old masters recorded the definition of female beauty of their past time.

Katerina Belkina’s work consists of an unconventional combination of photography, painting and digital drawing. And these unconventional techniques carry an unconventional statement about the nature of the female being.

Katerina Belkina has created modern women in ubiquitous contemporary landscapes, by putting herself as a new heroine into old themes and stories, which are both recognizable and mysterious. These generic prototypes of women look fashionable yet cold, sexy yet lonely, they seem to want to break the traditional pattern defined by men, they seem to be searching for an identity of their own, but cannot really escape the original “sin” of being female. The confrontation with the impossibility thereof is great, these strong pictorial characters are mainly aimed face-forward, who become the objects and the viewers at the same time. They look at the audience, which makes the audience feel a touch of discomfort.

Katerina Belkina shows herself as a distant character in different roles, thus putting her own individuality into perspective, while at the same time addressing the viewer. Most of the times Katerina puts herself in front of her camera and shoots amazingly beautiful and crystal-clear images with different symbolic elements that look like surrealistic paintings, both lifelike and dreamlike. The compositions of fiction and autobiography in her works are truly alarming and fascinating. With some irony and her unique technique of photography, painting and digital manipulation, Katerina has created “women in landscape” anew.

Biography

Katerina Belkina is an international award-winning visual artist and photographer born in 1974 in Samara, Russia. Katerina grew up in an artistic family and always knew she wanted to be an artist. She attended art school, and went on to studyat academy of art and college of Photography. Classical technique was stressed throughout her education. Katerina had won 1st place in category Fine Art of Moscow International Photo Awards in 2014; 1st place in 3 categories of International Photography Awards Los Angeles in 2012; 1st place in portrait’s category of Px3Photo Competition Paris in 2010; 1st place of the 14th International OnlineArtist Competition Berlin in 2008; Art4.ru Museum Awards Moscow in 2008 and she was Nominee of Kandinsky Prize as Russian artist of the Year.

A conversation with Katerina:

Q: Many photographers stick to processing-free photographic realism, why do you choose digital manipulation?

A: I think painting, photography or other art forms, these are only media through whichthe artists express their thoughts and ideas. I studied painting, later designand photography, and I have developed a work process of my own. I work very slowly, all the works comprise photography, painting and digital drawing parts.I found that digital painting greatly helped me expressing myself in order torealize my concept more vividly. Sometimes the manipulated part is moreexpressive than the realistic part. I believe if the digital drawing tools had already existed in the era of Picasso or Van Gogh, they would have no doubt used them.

Q: Can you talk about your own process of creating a work?

A: At firstI search locally and internally for something inside me, I look for something feminine, conspicuously abstract and dramatic,until the search leads to something bigger. I draw a lot of sketches while thinking, eliminate unsuitableideas – sometimes this takes a longtime. Once the idea is chosen, I will make awork plan and study the technical aspects of creation, composition, color, light,drawing and all sorts of details. My production time is also fairly longsince I am the photographer and model at the same time. Though I enjoy having these two identities, the process of shooting sometimes was not enjoyable at all. For example, when I was working on the“Mermaid” of the series “Not a Man’s World”, I need to do underwatershots. I wanted my hair floating upwards in the water, my eyes widely open,while holding a plastic bag filled with plastic fins, I had to gaze at the camera lens, full of yearn and attentiveness.I went underwater countless timesfor this shots, my eyes were burning at the end and I could hardly open them. Iadmit that I am a perfectionist.

Q: Why do you model yourself?

A:Many famous artists in the art history had womenas themes, as we know that manymasters had long-term intimate relationshipswith their models. They smeltedtheir perfect technique, talent, sexual desire and energy into their pictures, which gave us their masterpieces. I had also tried to use models, but I find itdifficult to transfer all my ideas and feelings to the model. The idea to usemyself as a model came up pretty soon and it works well. I started with investigating my inspirations, e.g. what did Vincent feel when he was creatingself-portraits? Why was he doing that? What did he want to say? What would Ifeel if I was in his shoes? This transformed into learning more about myself through an attempt to trace the process of the creation of world masterpieces.

Q: Tell me about yourself, when did you choose to become an artist?

A: I was born in Samara, a Russian city on the European continent. My mother is an artist; my fatheris a mathematician with great passion for art. When I was small, our house was like a big artist studio, I started learning painting atage of 2. All games my parents offered me were linked to drawing or developing imagination.I was always surrounded by books, paintings and conversations about art.Museumvisits were an integral part of our life. I’m very lucky because through out my childhood, I have always been inspired by the greatness and beauty and later onhad the opportunity to benefit from art education. I never thought of becomingan artist because I always saw myself as one since I was a child.

Q: Your solo exhibition will be on display in Beijing, this is your first exhibition in China, do you want to say something to the Chinese audience?

A: I am very excited about this exhibition in Beijing. I have no idea how the Chinese audience will react to my work. Although art is said to have no boarder, they are often seemly connected but still somewhat disparate if they come from different part of the globe. My works are influenced by European and Russian culture and by Christian religions, and they also reflect a lot of my own private experience. I have always found Asian culture, Chinese culture, Buddhism and Taoism fascinating. I am curious to learn how Chinese audience andart colleagues would see my pieces. Thanks to Gallery being 3 for organizing mysolo exhibition in Beijing.

CreArte Studio, anno 01 2016-09-02T18:40:44+00:00
  • I_O-opera-17

Per festeggiare il primo anno di vita della galleria siamo lieti di invitare gli amici, gli appassionati di arte, i collezionisti e gli artisti che ci hanno accompagnato nel nostro primo anno di ricerca.

Un’occasione per ritrovarsi prima delle vacanze estive e per parlare d’arte, per salutarci e per ringraziare chi ha sostenuto questo appassionante anno di progetti. Una serata informale ed un brindisi per presentare i prossimi appuntamenti da settembre in galleria…

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