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Terzo appuntamento per Senso Plurimo 6, la rassegna dei Cantieri Teatrali Koreja curata dalla giornalista e critica Marinilde Giannandrea. Ad esporre nel box progettato da Rune Ricciardelli, Jolanda Spagno. L’artista barese è stata presente, con le sue opere, nella Collezione della Farnesina a Roma e ha esposto alla 54. Biennale d’Arte di Venezia (Padiglione Italia), alla XIV Quadriennale di Roma e in numerose gallerie nazionali e internazionali. E’ stata premiata, inoltre, con il “Premio Lissone” del Museo d’Arte Contemporanea Lissone di Milano (2005) e con il premio per la IX Biennale Rocco Dicillo (2014).
Vernissage 14 febbraio alle ore 19.00 (sarà possibile visitare la mostra sino al 4 marzo 2015) – INGRESSO LIBERO per Human in cui Jolanda Spagno isola visi di austera bellezza e attraverso disegni di perfezione pierfrancescana, genera un equilibrio di mera precarietà duplicando l’immagine per mezzo di lenti olf e scompaginando la staticità della narrazione. Su questa via il dipinto diventa altro da sé, uscendo dalla limitante connotazione bidimensionale. I suoi volti, ieratici, lontani da qualunque intento ritrattistico, diventano simboli mediante i quali riattivare i meccanismi percettivi della memoria tanto cari a Warburg. Sguardi indagatori che spingono lo spettatore ad interrogarsi sullo stare al mondo, aspirando ad una dimensione escatologica.

Jolanda Spagno depista e confonde, sostiene Marinilde Giannandrea, perché la figurazione ineffabile che la contraddistingue non insegue gli aspetti semantici della rappresentazione ma piuttosto il loro contrario e la loro moltiplicazione. E se da un lato esprime la volontà di rimanere fedele a un dato visibile che lega l’opera all’osservatore, dall’altro tiene conto della natura di colui che osserva, perché non impone alcuna razionalità alle sue percezioni considerando il sentimento, il pensiero, la comprensione come strutture cognitive indissociabili. Ma questo non è tutto.
Non invoca ragioni psichiche per spiegare ciò che conosce (cioè quello che è vero oltre le apparenze) perché fa emergere quella verità manifesta raggiungibile attraverso i nostri sensi. Considera la nostra visione legata all’esperienza degli oggetti, ci spinge verso una qualità percettiva in parte indipendente da essi, facendo vagare le nostre facoltà cognitive tra l’esercizio diretto dei fatti e la costante presenza del nostro patrimonio mnemonico. Un processo depistante, che rivela la posizione mentale di ciascuno di noi rispetto al paesaggio che contempliamo. Se ne ricava un mondo nel quale la figura umana è elemento essenziale e fondante, ma nello stesso tempo interstizio sottile della sua perenne indeterminatezza. Questa posizione, fedelmente perseguita con una tecnica, che contiene in sé un tratto inconfondibile di assoluta fedeltà al disegno ma anche il suo contemporaneo travisamento, moltiplica l’energia metaforica, l’attitudine a conservare in un involucro poetico quel potenziale esistenziale ed essenziale che sta nella coesistenza di stabilità e incertezza.
In questa dialettica, Jolanda spinge costantemente l’occhio a lanciarsi “oltre l’ostacolo” trasformando con assoluta determinazione l’opera in un meccanismo autonomo e autoesplicativo mentre le convenzioni cognitive mostrano a chiare note la loro inequivocabile fragilità.

[…] In Human Spagno ci pone d’innanzi all’algida bellezza dell’uomo, negandone la totale percezione: solleva il velo all’esistenza senza però svelarne l’arcano. Indeterminatezza e definizione sono gli antipodi entro cui si muove, sospesa tra enigma e chiarezza. Archetipi umani più che presenze reali, le sue sono figure androgine, forse asessuate, specchi di verità attraverso cui guardare noi stessi. In esse la figurazione s’inibisce aprendo scenari insondati, inattesi; pone interrogativi senza accennare risposte. In una muta dinamica relazionale, narrativa ed estetica s’intrecciano creando un ensemble visivamente convincente e pregno di riferimenti memoriali. L’artista infonde nella grafite una sensibilità tutta speciale per l’immagine, per il reale, per i rapporti armonici tra geometrie, toni e volumi, cogliendo nell’uomo l’aurea ontologica ed esistenziale. I suoi lavori presentano un fascino ambiguo, che attrae e distanzia allo stesso tempo. Collocandosi nel sottile confine tra figurazione e astrazione, le sue opere hanno il merito di suscitare nello spettatore una serie illimitata di interpretazioni, superando ogni limite spazio-temporale e continuando ad affermare la loro attualità perché, come amava ripetere Giorgio Morandi, “non c’è nulla di più astratto del reale”.[…] Carmelo Cipriani

Jolanda Spagno Bari, 1967. Si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Bari. I suoi lavori sono caratterizzati da un bianco e nero rigoroso e coerente che traccia disegni evanescenti e metafisici. È presente nella Collezione della Farnesina a Roma e nel 2011 ha partecipato al progetto residenza Artisti Italiani nell’anno della Cina a Hangzhou, promosso dal Ministero degli Affari Esteri. Ricca la carriera espositiva, tra le mostre: 54. Biennale d’Arte di Venezia, Padiglione Italia (sezione Puglia) e nel 2003; XIV Quadriennale di Roma. Numerosi anche i riconoscimenti tra cui il “Premio Lissone” del Museo d’Arte Contemporanea Lissone di Milano (2005) e il premio per la IX Biennale Rocco Dicillo (2014). Vive e lavora a Bari.