exibart.com | Chiara Rivelli

Nel cuore di Mayfair la Richard Saltoun Gallery presenta “The Body as Language”, collettiva sull’arte femminista degli anni ’70 e le ricerche espressive di quattro giovani artiste italiane,curata da Paola Ugolini. In mostra i lavori di Gina Pane, Ketty La Rocca, Suzanne Santoro e Renate Bertlemann quattro artiste che a metà degli anni ‘60 e i ‘70 diedero voce e visibilità alla loro condizione di emarginate della storia dell’arte, utilizzando dei mezzi espressivi nuovi come la performance, la danza, la fotografia, il video, il collage e la poesia visiva.

La base teorica della collettiva è data dal libro di Lea Vergine Body Art and Performance. The body as language del 1974 e la mostra intende evidenziare l’esistenza di una linea concettuale che unisce le ricerche sperimentali delle artiste di quegli anni di presa di coscienza e autodeterminazione con il lavoro di quattro giovani artiste italiane: Goldschmied&Chiari, Silvia Giambrone e Alice Schivardi. In mostra il lavoro sull’arte classica di Suzanne Santoro (1945) rappresenta il ponte ideale fra l’America e l’Italia.

Questa artista femminista nata a New York, si trasferisce negli anni ’60 a Roma dove studia la statuaria femminile dell’antichità. Nel 1974 Santoro pubblica Towards New Expression, uno studio sulle statue di epoca romana con una serie di immagini che esploravano il nesso fra la forma della vagina e altri elementi della natura. Il libro, censurato dall’Institute of Contemporary Arts di Londra nel 1976, è il punto di partenza della ricerca dell’artista, che ha esplorato creativamente il perché della negazione della rappresentazione del sesso femminile nella statuaria classica.

The body as language

La decontestualizzazione dei segni e dei messaggi dei media comincia con Ketty La Rocca (1938-1976) che reinterpreta ironicamente i messaggi pubblicitari rivolti al pubblico femminile per metterne in discussione gli stereotipi. Il corpo e il suo  utilizzo sono invece al centro del lavoro di Gina Pane (1939-1990) che mette in scena delle performances rituali durante le quali si autoinfligge dolore fisico.

Alice Schivardi (b.1976) colleziona storie e per poterlo fare indaga le forze profonde che legano fra loro gli esseri umani, sia nella dimensione più privata, quella dell’amore coniugale, di coppia, che in quella socio-relazionale, in una continua tensione tra pubblico e privato. In mostra I 32 ovali disegnati a ricamo dal titolo Coccinelle (2010) che cristallizzano il vissuto degli individui con cui interagisce con i suoi pensieri e le sue fantasie dando vita ad una di mappa figurata con cui decodificare la realtà. Goldschmied & Chiari -Sara Goldschmied (b.1975) e Eleonora Chiari (b.1971) usano l’arma dell’ironia e del detournement per riflettere sulla recente storia italiana con le sue tragiche zone d’ombra: gli anni della “strategia della tensione”  (1969-1980) con i loro misteri ancora irrisolti. Il corpo che utilizzano è il corpo patinato delle pin up delle pubblicità che nei loro collages diventa politico e arma di denuncia. Silvia Giambrone (1981) esplora il tema del corpo da un altro punto di vista: quello del sopruso e della violenza domestica. Utilizzando diversi medium espressivi, fra cui il video, la fotografia e la performance, l’artista obbliga gli spettatori a riflettere e a prendere consapevolezza su come il potere entra nella vita di tutti i giorni influenzando le relazioni. In mostra anche una serie di fotografie scattate all’epoca da Claudio Abate nella Galleria romana l’Attico di Fabio Sargentini durante le performance di Simone Forti, Trisha Brown, Yvonne Rainer e Philip Glass.